Qualche settimana fa io e Tippy abbiamo chiesto ai nostri lettori di inviarci loro contributi e l'iniziativa ha avuto un buon successo visto che più di qualcuno ci ha risposto.
In primis (in ordine di tempo) il lettore Guz Meyer ci ha inviato parecchio materiale
Dopo parecchio tempo il blog torna quindi a pubblicare un racconto erotico a puntate scritto da un lettore di sesso non femminile!
Guz è chiaramente un grande appassionato di manga e il suo amore per questo tipo di fumetto si evince chiaramente dalla sua serie "Le lezioni di Genki" di cui presentiamo la prima parte.
Grazie Guz !
Donato, Tippy ed Ersilio
Il professor Genki Uchida chiuse il
block-notes su cui aveva appena terminato di scrivere gli appunti delle lezioni
per il giorno successivo e si stiracchió con un flebile lamento.
Mentre si alzava dal tavolo della sala insegnanti, vide la sua immagine
riflessa sul vetro della cornice di un poster promozionale per le scorse
olimpiadi.
Non male per un quasi-quarantenne.
Certo non era stato un Adone nemmeno a vent’anni, ma a parte un paio di dita di
pancetta e qualche capello bianco nella folta chioma, faceva ancora una
discreta figura in completo estivo.
Guardó lo smartwatch: era quasi ora del coaching di Yumi.
Nessun messaggio da casa.
Non era una novità: sua moglie Rumiko gli mandava stringatissimi messaggi solo
ed esclusivamente se c’era qualche problema con i figli.
Radunó laptop, caricabatterie e i vari quaderni per gli appunti e si chiese se
la donna che aveva scelto come compagna di vita gli avrebbe rivolto ancora la
parola appena i bambini fossero cresciuti a sufficienza per lasciare il nido.
Adombrato,chiuse dietro di sé la porta scorrevole, mormorando un “Buona
giornata” ai quattro colleghi presenti in quell’afoso pomeriggio estivo e si
avvió verso la sala studi B3.
Mentre si dirigeva verso le scale, incroció nel corridoio il vecchio bidello
Takashita, con la borsa degli attrezzi a tracolla, il quale gli rivolse un
sorriso sghembo ed un educato inchino, che Genki ricambió.
Trovó Yumi Matsuno ad attenderlo, in compagnia del suo ragazzo, Suda fuori
dalla loro classe.
Genki dedicò un paio di secondi a considerare come i due riuscissero ad
apparire allo stesso tempo simili e diversissimi tra loro.
Entrambi emanavano un’aura di diligenza e professionalitá che sembrava quasi
fuori posto in due studenti liceali. Le uniformi dei due erano perfettamente
conformi alle norme del Liceo e immacolate, senza nessun elemento estraneo che
comunicasse la loro individualitá, come invece era la norma per i loro
coetanei.
C’erano tuttavia differenze profondissime tra i due.
Il volto occhialuto di Suda (per quanto si sforzasse, Genki riusciva a
ricordare solo il cognome del giovane) sembrava mancare di qualsiasi tratto
distintivo, quasi fosse stato generato artificialmente partendo dai connotati
piú anonimi in un campione di 50.000 maschi Giapponesi.
Nulla nell’aspetto del ragazzo
comunicava altro che bonaria diligenza e desiderio di compiacere i propri
superiori.
Il bel viso di Yumi, al contrario sembrava perennemente bloccato in
un’espressione di leggero disappunto, accentuata dalla forma particolare delle
sopracciglia sottili (naturalmente configurate a qualche grado di inclinazione
in meno della definizione generalmente accettata per “aggrottate”) e dagli
occhiali, con le loro lenti piccole e rettangolari.
Genki la immaginava emanare dal corpo sottile e tonico un’aura tangibile di
severa, disciplinata serietá e malcelato fastidio per le mancanze altrui.
L’unica concessione alla femminilitá tollerata da Yumi (escludendo l’uniforme,
ispirata ai “sailor-fuku” dei tempi passati) era uno “scrunchie”, che le
raccoglieva la chioma in una coda alla sommità del capo.
Appena si accorsero della sua presenza, i due cessarono la loro conversazione e
si produssero in un inchino: appena accennato da parte di Yumi e piú profondo e
ossequioso per Suda.
Genki ricambió imbarazzato: odiava quella parte.
“Yumi, Suda buon pomeriggio. Fa caldo anche oggi eh?”
Suda si portó la mano alla nuca e iniziò a balbettare qualche frase di
circostanza, ma Yumi taglió corto: “La temperatura è perfettamente in linea con
la media del mese di Agosto. Un pó di caldo non ha fatto mai male a nessuno. Se
è d'accordo, Professor Uchida, vorrei proseguire con il tutoring”.
Suda si esibì in un largo sorriso e si piegò ad angolo retto, in un profondo
inchino.
“Le sono immensamente grato per l’inestimabile aiuto che sta prestando a Yumi
per la sua tesina”
Era troppo per Genki.
“Sul serio Suda, non è nulla".
Yumi annuí, lanció un’occhiata indecifrabile al suo fidanzato e si incamminó
verso la rampa di scale. L'insegnante mormoró un saluto al sorridente teenager
e si affrettó a seguirla.
La saletta studi B3 era stata un’area studi temporanea durante i lavori di
costruzione della nuova ala del liceo Yamazaki.
Tra tutte le stanze adibite alla stessa funzione era forse la più remota,
trovandosi giusto dopo i vecchi spogliatoi femminili, nel seminterrato.
Si trattava di una saletta di tre metri per quattro, senza finestre, con un
piccolo tavolo, tre sedie e uno scaffale colmo di vecchi libri di testo,
protetto da una teca di vetro di cui erano da tempo state smarrite le chiavi.
Genki si sedette sulla sedia,
asciugandosi i palmi delle mani sui pantaloni di tela.
Non riusciva ad abituarsi.
Yumi, con la solita efficienza si era giá tolta la gonna plissettata
dell'uniforme e si stava sbottonando la camicetta.
“Oggi, Professore” spiegó con il consueto tono professionale “Se non ha
obiezioni, proveremo una pratica nota come “hotdogging”.
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Tutto era iniziato un mese e mezzo prima.
Il Liceo Yamazaki aveva aderito a un’iniziativa nazionale, volta a celebrare il
“Mese della Cultura”.
Agli studenti piú meritevoli di ogni anno era stato chiesto di redigere un
elaborato che celebrasse la cultura Giapponese nei secoli.
Genki non fu stupito fosse stata scelta Yumi - i suoi voti parlavano da soli-
ma fu letteralmente sbalordito che lei gli avesse chiesto delle sedute di
coaching private.
A quanto pare, la ragazza aveva deciso di analizzare il rapporto matematico
nella composizione sillabica di poemi Tanka e Haiku nel corso dei secoli.
Sosteneva quindi di aver bisogno di aiuto dall’insegnante di Letteratura
Giapponese - il Professor Genki Uchida.
Yumi aveva richiesto la sua presenza nella saletta B3 un torrido pomeriggio di
Giugno.
Seduto al tavolo con la studentessa, Genki aveva appena iniziato a esporre le
sue idee sulla composizione quando - con immensa sorpresa - sentí qualcosa
afferrargli il pene attraverso i calzoni.
Sbigottito, abbassó lo sguardo.
Vide una mano stringergli il pisello.
Quasi in uno stato di trance, seguí con lo sguardo il braccio a cui la mano era
attaccata ed arrivó ad un paio di spalle, dalle quali partiva un collo sottile
che culminava in una testa con l’impassibile volto di Yumi.
Se la fanciulla provasse anche solo uno iota di imbarazzo, non lo dava
assolutamente a vedere.
“Professor Uchida: la prego, mi consenta di masturbarla”.
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1 commento:
bel racconto , grazie a Guz Meyer che ci ha portato nell erotismo orientale , non fate attendere per i capitoli seguenti
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