Si conclude con questo episodio il racconto "Le lezioni di Genki" donatoci dal lettore Guz Meyer.
Non sarà però l'ultima opera di Guz che vedrete nel blo..il nostro amico è un prolifico scrittore e saremo felici di ospitarlo ancora.
Grazie Guz!
Tippy e Donato
Lo “hotdogging”, spiegò Yumi mentre si abbassava le mutandine, era anche conosciuto come “Assjob”. Entrambi i termini erano, ovviamente, inaccettabili - sarebbe stata sua cura proporre un termine meno scurrile.
La pratica consisteva nello sfregare ritmicamente il membro maschile tra le natiche della partner, che nell’allegoria del nome inglese dovevano rappresentare le due metà del panino che avrebbero accolto la “salsiccia”.
La variante che avrebbero testato, prevedeva che il professore si sedesse sulla sedia e che Yumi strofinasse le natiche sulla di lui erezione - che per inciso era già turgida grazie alla visione del sedere ben tornito della fanciulla.
Calati pantaloni e boxer, Genki prese la bottiglietta di lubrificante dalla sua borsa, ne spalmò una buona quantità sul membro e si sedette sulla sedia, il cuore in tumulto.
Yumi era completamente nuda, se non per sneakers e calzini.
Anche se non era la prima volta, la visione del fisico asciutto, dei seni piccoli ma aggraziati e del pube rasato, fece deglutire Genki.
Con il consueto aplomb, la fanciulla si giró di schiena, si piegò appoggiando le mani sulle ginocchia, arretrando cautamente finché il pene pulsante del docente si trovó a contatto con il solco delle natiche.
La ragazza giró il capo e guardó Genki, il quale annuí, poggió le mani ai lati del sedere di Yumi, spingendole contro il suo uccello.
Il contatto con la pelle morbida fece sussultare i muscoli del suo pene, causando un ulteriore indurimento e inviando scariche di piacere nel suo corpo.
La studentessa iniziò a muovere ritmicamente il sedere su e giú, tra i rumori bagnati causati dal lubrificante.
A Genki mancó il fiato per un secondo ma si riebbe quasi subito. Se Yumi trovasse tutto ciò piacevole, non era dato sapere.
La ragazza aumentó il ritmo e Genki si trovó a digrignare i denti. “Professore, come valuta l’esperienza finora?” chiese Yumi.
Genki non capí mai con precisione cosa scatenó quanto successe immediatamente dopo.
L’unica cosa certa era che la domanda di Yuki (che peraltro chiedeva ad ogni rapporto, con la stessa identica formulazione) aveva scatenato in quel preciso frangente un inspiegabile, indomabile impulso animalesco nel cervello di Genki.
Forse la frase ridicolmente affettata della ragazza aveva fatto traboccare un vaso che l’uomo non sapeva nemmeno di avere, oppure il suo corpo aveva colto la situazione prima della sua mente conscia e aveva formulato un piano d’azione a sua insaputa.
Sta di fatto che senza preavviso, Genki si alzó dalla sedia, afferró i polsi di Yumi e con un moto d’anca, spinse il suo pene (abbondantemente cosparso di lubrificante) nell’ano della ragazza.
Yumi si irrigidí di colpo, un grido di sorpresa strozzato in gola, sbalordita.
Genki dal canto suo, in preda a un fuoco primordiale aveva iniziato a muovere il bacino avanti e indietro, penetrando lentamente lo strettissimo buco di Yumi, ogni colpo leggermente piú in profonditá.
La ragazza sembrava in preda a un parossismo: cercava di liberare le braccia dalla presa del professore e provava ad articolare parole che però uscivano dalla sua bocca mozze e prive di senso, mischiate ad un ritmico, convulso ansimare.
Quella parte di Genki che ancora era capace di pensiero razionale, sapeva che Yumi poteva in qualsiasi momento pronunciare la safeword concordata “Urashimataro” e lui si sarebbe dovuto fermare - e possibilmente far fronte ad una studentessa ferita ed adirata.
Tuttavia, il nome del personaggio delle fiabe Giapponesi, tornato al suo mondo dopo cent’anni spesi a gozzovigliare in un palazzo sotto al mare, non sfioró le labbra di Yumi, quel pomeriggio.
Il Professor Uchida in seguito si sarebbe chiesto se, in preda a quel fuoco primordiale, si sarebbe comunque fermato anche se Yumi avesse usato la safeword.
La risposta non gli piacque.
Via via che il ritmo aumentava, le resistenze della ragazza sembravano venire meno. Nella foga del momento aveva perso gli occhiali e il suo ansimare si stava convertendo in sonori gemiti di piacere.
Il cazzo di Genki appariva per poi scomparire nuovamente tra le chiappe di Yumi con il ritmo del pistone di una locomotiva ormai, tra gli osceni risucchi causati dal lubrificante e il vivace schiaffeggiare del suo bacino sule chiappe di lei.
L’uomo allungó una mano sulla passerina di lei e la trovó semiaperta e grondante.
Yumi alzó gli occhi al cielo e si morse ferocemente il labbro inferiore per impedirsi di gridare al contatto con le sue dita.
Man mano che lo “spontaneo atto di sodomia” (“Inculata”, corresse mentalmente Genki) proseguiva, agli occhi del docente l’aspetto della ragazza stava subendo una meravigliosa metamorfosi: Yumi era sorridente e serena - i tratti del suo viso apparivano dolcissimi ed aggraziati.
Era il volto di una Dea, la cui gioia di essere viva risplendeva come un piccolo sole, una stella alimentata dal desiderio - giovane ed allo stesso tempo vecchio come il mondo - di dare e ricevere amore.
Se alla Nike di Samotracia fossero ricresciuti testa ed arti,sarebbero stati quelli di Yumi, con la stessa espressione di quel momento.
Non era stato lo specifico atto sessuale di per sé a far crollare la fortezza/prigione della giovane studentessa.
Era stata la perdita - seppur momentanea - di quel controllo tanto bramato. L’essere in balía di un altro essere umano, quella momentanea impotenza che Yumi aveva rifuggito - e forse inconsciamente bramato - per tutta la sua esistenza, aveva infine liberato la sua vera essenza.
Uchida era quasi giunto al limite e cosí sembrava essere la sua partner - il sorriso stava lasciando il posto ad un'espressione di inequivocabile godimento e i gemiti si facevano piú lunghi e simili a lamenti.
Genki, mosso da un qualche demone finora sopito, strinse con maggiore forza i polsi della ragazza e senza smettere di penetrarle lo sfintere, si piegó su di lei, sussurandole all’orecchio una singola parola, dal deflagrante potere di una bomba nucleare:
“Troia.”
Nello spazio di un istante, Il volto di Yumi divampó di un rosso acceso, gli occhi si spalancarono la bocca si contorse in una smorfia oscena. Il colpo inizió a tremare convulsamente mentre rivoli di umori scivolarono lungo le gambe snelle.
Anche Genki esplose dentro di lei, rovesciando il capo con un sonoro singulto e pugnalandole il retto con un ultimo, poderoso colpo d’anca.
Entrambi barcollarono per un secondo o due, mentre lui scivolava fuori da lei in un trionfo di seme candido.
Genki crollò sulla sedia e lei gli cadde in braccio, il volto affannato ma sereno. Ancora ansimante, una sorridente Yumi gli accarezzó il volto e gli bació il petto.
—
Come ogni pomeriggio, Suda aspettava la fidanzata fuori dai cancelli della scuola.
Yumi lo aveva informato via SMS che avrebbe fatto tardi - ed infatti il sole stava tramontando, conferendo a cose e persone una romantica sfumatura rossastra.
Docente ed allieva uscirono dalla porta principale.
Genki accompagnó in silenzio la ragazza fin quasi alla cancellata e rispose al profondo inchino di Suda.
Riguadagnata l’usuale compostezza, Yumi lo salutó con un cenno del capo e raggiunse Suda.
I due si incamminarono, borse scolastiche alla mano, verso il tramonto.
Mentre il suo fidanzato pontificava su chissà quale argomento, Yumi lanciò un paio di occhiate furtive attorno a sé, quasi a sincerarsi che non ci fosse nessuno intorno a lei.
Rallentó brevemente il passo mentre il fidanzato continuava ignaro il suo misterioso monologo, si giró verso il Professor Uchida e portandosi il pigno semiaperto all'altezza della bocca, estrasse la lingua e per un secondo o due simuló di leccare un glande invisibile, strizzandogli l’occhio.
Genki rimase lí, immobile, tra il frinire delle cicale al tramonto, con il cuore in subbuglio e un alzabandiera nei pantaloni.

1 commento:
fantastica questa puntata , eccitante coinvolgente , grazie per averla postata
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