giovedì 28 ottobre 2021

IL TEMPIO DI SAFFO (By Letizia Amore70)


 

Qualche settimana fa stavo setacciando il mio hard-disk dedicato al alla ricerca di un fumetto o di un racconto interessante da proporre quando ad un certo punto sono entrato nella cartella dedicata alla mitica, indimenticabile Letizia Amore.

Dopo qualche minuto mi sono reso conto che mi rimasto un racconto inedito della meravigliosa Letizia ancora da pubblicare.

Trattasi di “Il tempio di Saffo” ,primo breve episodio di una delle mille serie che la vulcanica Letizia concepiva e metteva in cantiere con una velocità incredibile.

Con una certa emozione pubblico dunque questo bel racconto a sfondo lesbo (argomento caro a Letizia) che dedico alla memoria di Letizia stessa .

 

Donato

 

Era la mia ossessione, non riuscivo a togliermela dalla testa, ogni volta che la vedevo, sentivo il cuore accellerare bruscamente, un sordo rumore nel mio petto, un treno che entra di colpo in galleria. Era bellissima, la divoravo letteralmente con lo sguardo, lusingando con gli occhi le lunghe gambe snelle e affusolate, sino al suo culetto sodo, ancora più su, il suo seno acerbo, su cui impertinenti svettavano i piccoli capezzoli appuntiti, lambivo il suo collo e infine le dolci labbra, rosse come fragole mature. Tra noi la cosa era impossibile, ma il desiderio mi logorava, ero invisibile ai suoi occhi, ignorava la passione che mi divorava. L'occasione, si presentò alla fine di marzo, il suo stage, presso l'azienda stava per finire e non l'avrei più vista, era l'ultima mia possibilità, poi il tempo e la distanza, avrebbero cancellato di lei, il ricordo, lasciandomi solo l'amaro in bocca. Era il compleanno di Luca, un nostro collega, solitamente, gli stagisti, non venivano con noi, ma lui, aveva, come me, una passione per lei e insistette per far si che partecipasse alla cena. Era perfetto, i posti i macchina erano contati e dovendo prendere la mia macchina, Linda, si offrì di venire con me, per farmi compagnia, era bellissima, un vestitino nero attillato, che carezzava suadente le sue forme giovani e sensuali, i capelli raccolti e un filo di trucco ben curato. Per tutta la cena, mi ignorò, che rabbia, continuava a flirtare con quel verme di Luca, lasciandomi a guardare, mi stavo rodendo il fegato a tal punto che pensai addirittura di lasciarla a piedi, ma la desideravo troppp e quando la festa finì, la riaccompagnai a casa. Mentre guidavo, il mio sguardo si posava lascivo sulle sue cosce perfette, le carezzavo con gli occhi, non so se lo stesse facendo apposta, ma di tanto in tanto, muoveva le gambe, lasciando lo spazio sufficiente a che potessi vedere il rosa delle sue mutandine, sentivo il fuoco dentro di me. Non riuscivo a prendere alcun tipo di iniziativa e quando giungemmo allo svincolo che portava a casa sua, vidi tutti i miei sogni infranfersi come un cristallo,

-:È ancora presto, perché non facciamo ancora un giro, solo noi due!?

domandò, non riuscivo a crederci, cosa stava succedendo, la mano si posò sul mio ginocchio, il mio cuore si fermò di schianto, per poi ripartire come un diretto. La sua mano scivolò lenta sulla mia coscia, non potevo crederci, tutte le mie inutili paure svanirono in un istante, la fissai.

I suoi capezzoli erano irti come chiodi, le sue labbra si sciusero in attesa di un mio bacio, le misi una mano sulla guancia e avvicinandomi lentamente, posai la mia bocca, sulla sua, le nostre lingue si intrecciarono vogliose, mi mordeva il labbro inferiore, i suoi occhi erano come tizzoni ardenti, sentivo il cuorebin gola e la sua mano scivolò sotto la mia gonna. Sentii le sue fita premere tra le labbra tumide e vogliose della mia figa, ricambiai quella carezza sfiorando il tessuto rosa delle sue mutandine, sentii il caldo umido della sua micetta vogliosa. Sembrava un sogno, avevo paura di riaprire gli occhi e svegliarmi sudata nel mio letto, ma le sue abili dita scostarono il mio slip e affondarono decise nel mio lago,

-:Andiamo via di qui, ti voglio, non resisto più, mi sei piaciuta subito!

quanto tempo avevo buttato via, quante paure, quante notti solitarie, insonni a masturbarmi, mi sentivo una stupida, ma una stupida felice. Schiacciai sul pedale e accellerai, proseguendo decisa verso casa mia, non c'erano più ostacoli, la mia mano destra frugava indecentemente tra le sue cosce e i suoi dolci sospiri lambivano le mie orecchie come vellutate carezze. La strada era lunga, ma quella sera sembrava non finire mai, Linda, sollevò il bacino dal sedile e si sfilò le mutandine, sollevando sfacciatamente la gonna del vestitino. Era una piccola dolce gattina spudorata, mi fermai sul bordo della strada, abitavo fuori dal centro cittadino e la strada, che passava in mezzo agli alberi, non era illuminata, ciò ci concesse una fugace intimità. La baciai e le mie dita scivolarono profonde nella sua fessura fradicia,

-:Ho voglia, portami a casa tua, ti voglio!

il suo desiderio suonò come un ordine per me e anche se a malincuore, in quel momento avrei voluto.scivolar con la lingua fra le sue cosce, ripartii, pigiando sull'acelleratore per giungere il più velocemente possibile a casa. Salendo con l'ascensore mi sentivo infuocata, la abbracciai e la baciai, le sollevai il corto vestitino e posai le mani su quel culetto sodo, tirandola con forza a me, la voglia mi attanagliava la gola, scivolai sul suo collo e rapidamente sul seno, piccolo e ancora acerbo, liscio e vellutato come una pesca, i capezzoli erano irti e duri come chiodi, li carezzai con la punta della lingua, li mordicchiai. L'ascensore era giunto al piano e le porte si erano aperte, ma ero così infoiata da non accorgarmi di ciò che mi accadeva attorno, Lindia, mi fermò e prendendomi per mano mi fece uscire. Davanti alla porta di casa mi tremavano le mani, mi cadde il mazzo di chiavi, mi chinai per raccoglierlo e il mio olfatto fu colpito dalla dolce fragranza della sua fichetta glabra, aprii la porta più in fretta che potevo ed entrando la baciai ancora una volta. Si spogliò in un solo gesto, bellissima, il suo giovane corpo sinuoso e provocante sprizzava sensualità da ogni poro, incantata, davanti a quella dea, carezzavo con lo sguardo le sue curve. Senza più freni mi lanciai su di lei, la baciai sollevandola di peso, Linda, incrociò i piedi dietro le mie reni. Arrivate nella mia camera la lanciai letteralmente sul letto, allungò una mano verso di me, sorridendo e carezzandosi lascivamente il basso ventre, un invito a cui non potevo e soprattutto non volevo resistere. Mi avvicinai e mettendole le mani sulle ginocchia, le allargai le gambe, la sua fichetta implume aspettava solo me. La mia testa fra le sue cosce, le mie labbra sulle labbra piu intime di Linda, e il suo dolce sapore inebriò la mia mente, lambii con la lingua il turgido clitoride, le piccole labbra tumide e rosse, il nettare del suo piacere scorreva sulla mia lingua. Il suo corpo fremeva di piacere, mentre con la punta della lingua le solleticavo il clitoride, le spinsi dolcemente un dito nel forellino del culo, guaì come una cagnetta in calore, il buchino stretto pulsava deciso, nessuno mai lo aveva profanato. Linda, era come un vulcano, si agitava e sospirava rauca, mi sollevai e salendole sopra, le misi la mia figa, carica di umori, in bocca. Ha... la sua linguetta si spinse subito vogliosa nella cavità della mia figa, fu come se qualcosa si sciogliesse dentro di me e cominciai a gederle copiosamente fra le labbra.

Quanto tempo avevo perso, quante occasioni avevo lasciato scorrere via...

Nessun commento: